Come nasce una foto di copertina

Tecniche e strumenti per fotografare un tetto senza saper volare


Periodico "Il Tetto" | n°2/2004

Articolo di Giovanni Zannoni

 

Roberto Bigano, classe 1953, nasce a San Bonifacio in provincia di Verona. Fa fotografie di editoria, still life e pubblicità dal 1979 e da più di dieci anni è il fotografo ufficiale di Lafarge-Roofing Italia.

Quando nel 1993 gli fu prospettato l’incarico di effettuare un servizio fotografico sui manti di copertura nei numerosi cantieri della penisola realizzati dalla rete commerciale della Lafarge Roofing fu subito chiaro che non si poteva noleggiare una autogru in ogni luogo o disporre di un elicottero per girare l’Italia.

Il problema era complesso, anche perché non sempre era possibile suonare al campanello della casa vicina pregando di poter andare sul tetto per fotografare la casa di fronte: bene che andava non ti aprivano ma spesso ti guardavano anche con una espressione perplessa pensando che probabilmente il senno ti aveva abbandonato da tempo.
Roberto Bigano non è però uno che si perde. È dotato di grande inventiva e soprattutto conosce perfettamente tutto ciò che il mercato gli può offrire.

La prima attrezzatura (eravamo agli inizi degli anni novanta) era composta da una reflex Canon motorizzata con esposizione e messa a fuoco automatici. L’obbiettivo era uno zoom modificato al quale era stata agganciata una puleggia collegata a un servomotore per modificare le ottiche e l’inquadratura era definita attraverso una microtelecamera agganciata al mirino ottico che trasferiva l’immagine a un monitor a terra.

Il tutto era montato su un treppiede telescopico di grandi dimensioni capace di raggiungere i 15 metri di altezza (come dire una casa di 4 piani!!). Agendo sul palo del treppiede il fotografo “mirava” il punto del tetto da fotografare, lo zoom servocomandato consentiva di comporre l’immagine che era visibile sul monitor e un ulteriore servocomando per il pulsante di scatto a distanza faceva scattare l’otturatore. I risultati erano eccellenti. Per molti anni tutte le foto dei cataloghi e dei reportage Lafarge-Roofing nascevano da questa “invenzione” artigianale che aveva risolto i non modesti problemi dati dalla “elevata posizione del soggetto”.

Quando, negli anni successivi, la fotografia digitale ha raggiunto buoni livelli la tecnica si è affinata. I treppiede telescopici sono diventati due: uno ad alzo motorizzato (dato il peso non modesto dei tubolari rinforzati) che passa i 15 metri di altezza e uno più leggero che la ditta Manfrotto gli ha appositamente preparato e che arriva fino a 7 metri di altezza. Attualmente Bigano lavora con una Hasselblad 6 x 6 a ottica fissa e con uno specifico dorso digitale collegato a un computer portatile collegato tramite un cavo che trasferisce tutti i comandi della macchina fotografica.

Attraverso un software specifico è possibile definire i tempi dell’esposizione e pilotare gli altri settaggi della macchina fotografica. Il risultato è visibile in tempo reale sullo schermo del computer e sono quindi possibili aggiustamenti immediati e millimetrici e l’immagine che si ottiene ha una risoluzione di oltre 20 milioni di pixel. Significa che, una volta in studio, si possono effettuare tutti i tagli e le inquadrature di dettaglio che si desiderano mantenendo una eccellente definizione dell’immagine.

Il dorso digitale Hasselblad consente inoltre l’eventuale ripresa singola dei quattro colori scomposti che realizzano l’immagine, che vengono poi rielaborati e ricomposti dal software con risultati incredibili.
Quando vedete una foto “da copertina” di un tetto che pare ripreso da un uccello, ora sapete che il nostro fotografo non vola, anche se non sempre le sue incredibili idee stanno con i piedi per terra.

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