1976-1992. Biografia semiseria, anzi serissima. - Renata Kettmair e Romano Artioli

E allora, a proposito di questi eventi importanti che arrivarono come la pioggia salvifica sulla peste di manzoniana memoria, devo dire che essi si concentrarono nell’anno di grazia 1992, che segnarono la più significativa svolta della mia vita professionale e che ciascuno di essi meriterebbe di essere raccontato in tutti i suoi sviluppi ed implicazioni...

Indice articolo
1976-1992. Biografia semiseria, anzi serissima.
Canon, Blow Up e Nikon
Venezia '79 La Fotografia, Lee Friedlander e i primi lavori
Cogliere l'attimo
L'anno di grazia 1992 e Beppe Maghenzani
Ettore e Jean Bugatti
Renata Kettmair e Romano Artioli
La grande Avventura di Bugatti Automobili
Franco Maria Ricci e Divina Bugatti
Tutte le pagine

Renata Kettmair e Romano Artioli

Vi chiederete a questo punto cosa c’entra l’editore Franco Maria Ricci con Romano Artioli e il servizio sulla Bugatti in Alsazia. Avete perfettamente ragione: ripartiamo da dove eravamo rimasti e cioè dalla mia prima visita al Museo dell’Automobile di Mulhouse. Ebbene, lasciando quel tempio della Divina con qualche dignitosa foto diurna, sentii che lì sarei tornato, ma sapevo con altrettanta certezza che le Creature me le sarei fotografate come dicevo io, con le luci del mio studio, ed ero d’altra parte consapevole che niente e nessuno mi avrebbe permesso di caricare su uno zainetto Invicta automobili vere che valevano miliardi. Come avrei risolto il rebus, Dio solo lo sapeva. Ma il nostro destino, evidentemente, è già scritto nelle stelle.

Tornai quindi alla base con il risultato della mia missione in Alsazia. L’appuntamento con il cliente era ad Ora in provincia di Bolzano. Fui ricevuto dalla moglie di Romano Artioli, Renata Kettmeir, la quale volle vedere immediatamente il servizio, lasciandomi un po’ così: avrei infatti gradito gestire da me la presentazione di quanto avevo fatto e in particolar modo trattandosi di un lavoro così ermetico. “Complimenti” disse la Signora Artioli dopo le prime foto “Visto che lavora così bene vada pure a Campogalliano, così potrà completare il servizio”.

Alla sede della nuova Bugatti fui ricevuto subito da Romano Artioli, l’uomo che avrebbe impresso una svolta alla mia vita. Se il non aver fatto un solo minuto di anticamera per incontrare un uomo tanto occupato mi aveva stupito, restai letteralmente senza fiato quando Artioli iniziò a parlarmi di lavoro senza chiedermi di vedere una sola foto.“Bene Signor Bigano,” furono le parole con le quali esordì “lei deve documentarmi la storia della Bugatti, delle automobili, dell’azienda, deve testimoniare la nascita del mito attraverso ogni sua tappa. Voglio tutto, i successi ma anche gli insuccessi, i momenti di euforia come i periodi di sofferenza, i trionfi alle gare come gli errori, la progettazione, il sudore dei meccanici, la galleria del vento, tutto insomma fino al giorno della presentazione della nuova EB110 che faremo l’anno prossimo a Parigi, oltre al Gran Galà nella reggia di Versailles”.
“Ma Signor Artioli” gli risposi imbarazzato ed esterrefatto “si rende conto che mi sta chiedendo di farmi carico di un lavoro colossale che presenta difficoltà e responsabilità non indifferenti? Come può essere sicuro che io sia in grado di farlo se non mi conosce neanche e non ha visto una sola mia fotografia?” “Guardi” mi rispose Romano Artioli. Non ho mai trovato un fotografo che andasse bene a mia moglie. Se va bene a mia moglie dev’essere bravissimo”. Ve lo giuro, mi disse proprio così.

Romano Artioli, nel suo uffico di Campogalliano. In basso a sinistra, l'elefantino rampante di Rembrandt Bugatti