Pensare alle creazioni e alle arti decorative di Serge Roche è un po’ come pensare a certe atmosfere d’incanto, alle magie della luce e ai ‘suoni’ che la materia forgiata sembra trasmettere al tatto. I mobili, gli arredi, gli oggetti nati dalla mente di Roche appartengono tutti alla grande stagione della modernità che, fin dai primi del ‘900, ha attraversato folgorante l’intera Europa. Roche era nato proprio sul finire del secolo romantico, il 4 settembre del 1898 Parigi. Il treno è già una realtà, l’auto sta per compiere il grande balzo industriale, l’aereo spiccava i primi voli. Di lì a poco sarà epoca di record, di voli e trasvolate oceaniche, di gare ardimentose... tutto il ‘bel’ mondo pare coinvolto dalla prodigiosa epoca del progresso tecnologico. Anche Roche, nelle sue creazioni, utilizza tecniche raffinate, ma la sua sensibilità, al pari di quella di tanti altri grandi artisti suoi coevi, sembra cogliere appieno una grande e impagabile nostalgia dello spirito. C’è qualcosa, in Roche, che mi ricorda le opere di intarsio ed i mobili di Carlo Bugatti (padre del famosissimo Ettore, quello delle automobili). Ma il raffronto è improprio, Carlo è piuttosto invaghito di atmosfere più orientali. Comunque sia, di fronte alla tecnica massimamente razionale, lui -sempre primo a scuola in geometria e matematica- vede evidentemente un presente incapace di accogliere la storia, le suggestioni etniche e quelle dell’arte...
La Musa riflessa
Ed ecco apparire quel gusto un po’ retro’ e un po’ avanguardista, magari un po’ sognante ma decisamente irregolare e flamboyant, reso incredibilmente perfetto dalle preziosissime virtù artigiane che devono aver posseduto le maestranze impiegate da Roche. Già, mentre tutto il mondo va verso l’industrializzazione (compresa quella di due funeste guerre mondiali), una schiera di artisti e designer, rifiuta all’opposto la ‘serialità’ per abbandonarsi ad opere ogni volta uniche o prodotte un una piccola serie di pezzi. L’abbondanza dei segni, delle evocazioni, delle citazioni ‘scenografiche’ incontra proprio qui la Musa della luce, vista alle volte nel suo lampante splendore e vista altre volte nella sua nuda opacità; lo specchio, con i suoi infiniti giochi e rimandi di luce, diventa per Serge Roche materiale d’elezione. E diventa per me un ‘incubo’ concettuale, perchè fotografare quella sottile linea di confine fra il riflesso e il non riflesso è un gioco di difficile esecuzione. Il riflesso non nasce infatti dall’oggetto in sè ma, ovviamente, da come noi ci poniamo di fronte ad esso.
Barocco Continentale
Ogni opera di Roche nasconde quindi infiniti trabocchetti - riflessi, pronti a coglierti del tutto impreparato, ed è forse questa la straordinaria magia che suscitano le sue opere. Tutto questo, nel gergo delle cosiddette arti minori, appartiene al ‘Barocco Continentale’ . Ma è un barocco sui generis, lontano dall’idea che abbiamo di una inutile abbondanza di segni; il barocco di Roche, artisticamente, è alle volte un ‘nudo’ o, spesso, una ‘natura morta’ entro cui la storia, il passato e il futuro sembrano specchiare evanescenti visioni d’altri luoghi, quinte teatrali, parole e versi, emozioni e voci. Animali fantastici, obelischi, zampe di leone, vasi... tutto l’armamentario d’arredo di Serge Roche si muove in una visione di sembianze impulsive della materia: il vetro eglomizzato, la forgiatura del ferro, gli stucchi e i disegni vengono ‘impastati’ magicamente con precisione e padronanza tecnica assoluta.

Parigi, scene d'interni
Per cogliere il contesto delle case in cui vanno ad abitare le opere di Roche, è utile rifarsi alle descrizioni della Parigi di Baudelaire e immaginare una Madame Panckoucke che, in un tranquillo ed elegante quartiere della capitale, oltre ad aprire le porte a ospiti illustri, apre una camera "dove si offriva uno spettacolo straordinario". Nel caso di Baudelaire la stanza era ricolma di giocattoli, nel caso nostro lo straordinario è la stanza stessa: camino con vetri a specchio pigmentati d’azzurro, console pure di vetro a specchio, parquet tinto di nero, porte d’argento... così è, ad esempio, l’appartamento dei Fabre-Luce nella prestigiosa Avenue Foch. Ma possiamo immaginare ugualmente l’effetto-ribalta del tavolo in ferro forgiato ( con specchio patinato e colonnini in vetro) prodotto per la Contessa di Polignac o del vaso in stile ‘Medicis’ in specchio ossidato di cui un esemplare era appartenuto alla principessa Aga Khan...
L'internazionale dell'antiquariato
La passione per l’antiquariato, le cornici, gli oggetti che pulsano vite d’altri tempi e che rinnovano le emozioni erano per Roche non solo lo stimolo a creare nuovi oggetti,ma anche motivo di lavoro: per gran parte della vita percorre le vie dell’arte in Inghilterra, Italia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo... Cura esposizioni di cornici (la più importante, nel 1931, alla Galerie Georges Petit, con cornici dal medioevo al XX secolo), esposizioni di specchi e oggetti d’arte sotto l’egida del Musée des Arts Décoratifs e del Musée Galliera... Vicino alla moda Regency e al Neobarocco internazionale, esporrà negli anni ’30 anche a Londra e New York... la sua attività antiquaria correrà per sempre parallela alla sua attività creatrice, fino a prenderne il sopravvento quando, la sua Galleria di Rue Fauburg-Saint Honoré diverrà una delle mete internazionali più ricercate . Nel frattempo, Serge Roche è già presidente del sindacato che raggruppa tutta la categoria, ed è a capo della Conféderation Interantionale des Négociants des Oeuvres d’Art. S’incarica parimenti, come responsabile della Maison de la Pensée Française, di organizzare rassegne importanti che anno dopo anno segneranno tutti gli anni ‘50: entrano in scena Matisse, Marquet, Lurçat, La Fresnaye, Picasso..
Lo specchio della moda
Se arte decorativa e specchio hanno trovato in Serge Roche un degno cultore, non bisogna dimenticare che certi crocevia hanno contagiato tutto l’apparire di un’epoca. Si pensi ad esempio allo straordinario incontro scenografico degli specchi e degli arredi nelle vetrine delle grandi marche del lusso, di cui lo stesso Roche fu più volte protagonista: Hermès, Elizabeth Arden, Balenciaga... L’effimero perduto di Roche, o più esattamente il ‘fantasmagorico perduto’, come annota Patrick Mauriès è davvero imponente. Dagli specchi alle carte da parati, dal parquet allo stucco, la luce di Serge Roche ha conosciuto un inusitato bagliore lungo tutto il ‘900, divenendo raro oggetto di culto.
© Giuseppe Maghenzani 2008
Gallery
- Serge Roche | Obelisco in vetro eglomizzato | 1936
- Serge Roche | Specchio a pannelli di fissaggio decorati con animali fantastici | 1933
- Serge Roche | Coppia di obelischi dorati in vetro eglomizzato | 1935
- Serge Roche | Tavolo di completamento, specchio e zampe di leone stuccate | 1937
- Serge Roche | Guéridon "Palma". legno stuccato dorato e vetro ossidato | 1936
- Serge Roche | Tavolo console , ferro forgiato, specchio patinato e vetro | 1932
- Serge Roche | Tavolo console, specchio, specchio patinato e vetro
- Serge Roche | Camino a specchi | 1934








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